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16 Gennaio 2012: già dodici le donne uccise
Rosetta, Grazyna, Antonella, Enza, Sharna, Stefania, Nunzia, Daniela, Fabiola, Lenuta, Jenny, Sara.
Sono le dodici donne uccise nel nostro Paese in queste due prime settimane del 2012.
Uccise a Ragusa, Civitanova Marche, Putignano, Marano, Monza, Trapani, Avellino, Ferrara, Milano, Trento.
Uccise con armi da fuoco, con percosse, strangolate, soffocate, gettate dalla finestra, incendiate. Donne uccise dal marito, dal fidanzato, dal convivente, dal "cliente", dall'ex marito, dall'ex fidanzato, dal padre o dal genero. Donne uccise da un uomo.
Omicidi commessi non per gelosia, non per follia, non per disperazione. Le cause di questi omicidi hanno radici ben più profonde. Non sono episodi isolati né storie eccezionali. Si tratta di violenza di genere, ed è un fenomeno tanto diffuso quanto dimenticato. Nel 2010 le donne uccise sono state 127; in cinque anni - dal 2005 al 2010 - sono state uccise 650 donne. Nel 2011 si stima - sulla base delle notizie riportate dai media - che le donne uccise siano state 137.

Non sono soltanto omicidi, più o meno efferati, uccisioni più o meno mediatiche. C'è qualcosa di più, di altro, qualcosa che non trova eco nelle cronache, qualcosa di non detto. Chi lavora per contrastare tutte le forme di violenza contro le donne sa che l'omicidio rappresenta spesso la tragica conclusione di un lungo e sofferto periodo di violenza fisica e psicologica agita dal marito, compagno, fidanzato o ex contro la donna. Periodo di cui quasi sempre non c'è traccia nelle storie raccontate e che, per questo motivo, sembrano assumere la caratteristica dell'eccezionalità, e trovano spesso come una spiegazione l'eccesso di follia e di rabbia.
Chi, come la nostra associazione, da anni incontra e supporta le tante, troppe, donne vittime di violenza, sa che dietro un episodio di violenza verso la moglie, la figlia, l'amante o la prostituita, non c'è soltanto quell'unico uomo che la agisce in quel particolare momento e luogo, ma c'è un sistema culturale e sociale, che in qualche modo, ancora oggi, continua a supportare tale tipo di violenza. Un sistema mediatico che rappresenta la donna come oggetto ad uso e consumo dei desideri maschili, un sistema economico che contrasta il lavoro delle donne e quindi la loro libertà, un sistema politico che esclude o strumentalizza la politica femminile, un sistema educativo istituzionale e familiare che dimentica i saperi delle donne e trasmette ancora stereotipi legati al genere.
Questo nuovo anno, da poco iniziato ma già segnato da un numero tanto alto di donne uccise, pone quindi l'urgenza di osservare questi episodi, e a quelli ancora più numerosi e sommersi di donne che vivono diverse situazioni di violenza, con un altro sguardo, uno sguardo capace di vedere in profondità le relazioni uomo-donna, capace di vedere la storia non raccontata delle donne vicine e lontane, capace di capire che la violenza alle donne non è né un fatto privato né un episodio isolato. Uno sgardo che diventi cambiamento. Quel cambiamento indispensabile per far sì che domani non ci sia la tredicesima vittima della violenza di genere del 2012.
Associazione Frida - donne che sostengono donne |